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Le strutture Ricettive di Livorno e provincia

Il territorio della provincia era frequentato già nel paleolitico (strumenti in pietra scheggiata e attività di caccia e raccolta) e nel neolitico, con i primi insediamenti stabili e l'inizio delle attività agricole e dei primi scambi commerciali, legati alla fabbricazione di manufatti in ossidiana, proveniente dalla Sardegna e dalle isole Lipari.

Nell'età del bronzo il territorio si popola, sfruttando le risorse agricole e minerarie e nell'età del ferro l'aggregazione di villaggi sparsi origina i primi centri urbani, tra cui Populonia.

Con gli Etruschi l'attuale provincia è suddivisa tra i territori delle città di Populonia, Pisa e Volterra: il controllo delle risorse agricole e minerarie e dei commerci accresce la ricchezza dei ceti dominanti aristocratici, che lasciano tombe con ricchi corredi e residenze principesche.

Il commercio marittimo si avvale di una rete di porti e approdi, tra i quali Populonia, da cui transitano i prodotti delle miniere di ferro dell'isola d'Elba: altri approdi sono dislocati alle foci di fiumi e torrenti, come Vada, e al promontorio di Castiglioncello. Il commercio permette anche l'importazione di oggetti di lusso, soprattutto di provenienza orientale, che vanno ad arricchire le dimore e le sepolture della classe dirigente.

Dopo la conquista romana, a partire dal II secolo a.C. le zone costiere pianeggianti si popolano di ville. Alla produzione agricola si affianca quella delle saline costiere e delle fornaci che fabbricano anfore, dolii e laterizi.

I porti di Populonia e Vada (Vada Volaterrana per i Romani) proseguono le proprie attività commerciali e ad essi si aggiunge il Portus Pisanus, in una laguna ora interrata, attualmente alla periferia nord di Livorno. Il sistema stradale etrusco, ereditato dai Romani, viene incrementato con la costruzione della via Aurelia.

Dopo la fine dell'impero romano, il territorio della provincia è segnato dalle devastazioni della guerra greco-gotica (535-553) e alla fine del VI secolo viene conquistato dai Longobardi. Nel corso del medioevo le città di Pisa e Volterra vi insediano una rete di postazioni fortificate, che garantiscono il controllo delle risorse minerarie.

La provincia è stata successivamente per lungo tempo divisa tra più entità statali. Intorno all'anno 1000 fu creato, intorno al grande porto di Pisa, il "Piviere del Piano del Porto Pisano", giurisdizione amministrativa della Repubblica marinara che arrivava fino a Montenero e governata da un proprio capitano. Con la sconfitta di Pisa la zona livornese cade in parte sotto la potestà di Genova che vi costituì un vicariato dallo Stagno fino alle colline della Valle Benedetta e a sud fino al torrente Chioma (1408-1426). La zona passata sotto la sovranità di Firenze diviene un distretto territoriale annesso direttamente al contado fiorentino e quindi autonomo da Pisa.

Da allora la città di Livorno seguì una sua storia particolare (data anche la sua condizione di porto franco). Il Capitanato Nuovo della Città e Porto di Livorno, istituito nel 1606, comprendeva già una sorta di provincia: esso si estendeva sui territori limitrofi a Stagno, Collesalvetti, Crespina e Lorenzana, per ricongiungersi al mare attraverso il fiume Fine. Vada e la Maremma a sud rimanevano sotto la giurisdizione amministrativa della provincia pisana.

Invece, Piombino e gran parte dell'Isola d'Elba se in un primo tempo erano sotto Pisa, divennero autonome a partire dal XIV secolo e fino al Congresso di Vienna, dapprima come signoria (Signoria di Piombino), quindi come principato (Principato di Piombino); Porto Azzurro, al tempo "Porto Longone", era un territorio dello Stato dei Presidi; l'Isola di Capraia era sotto Genova.

Il periodo napoleonico unificò quasi tutta l'attuale provincia sotto il vasto "Dipartimento del Mediterraneo" di cui Livorno era capoluogo, tranne il principato di Piombino, posto insieme a Lucca sotto il controllo della sorella di Napoleone, Elisa Baciocchi che creò un'unica entità amministrativa ovvero il Principato di Lucca e Piombino. La Restaurazione congresso di Vienna cancellò l'autonomia di Piombino e Porto Longone; tuttavia la città di Livorno, a seguito dei moti rivoluzionari dell'1848-49 perse il controllo sulla provincia, mentre le zone più interne e costiere furono poste sotto Pisa. Nel 1851 Il governatorato di Livorno venne unito a quello dell'Elba.

La provincia livornese nell'Italia postunitaria derivava dall'omonimo compartimento granducale, il cui territorio all'epoca era pertanto limitato solo al comune capoluogo ed alle isole d'Elba, Gorgona, Pianosa e Montecristo. Tuttavia, sin dagli anni sessanta del XIX secolo furono avanzate alcune proposte per ripristinare l'assetto originario della provincia, inglobandovi ad esempio i territori di Rosignano Marittimo e parte di quello di Lari.

Solo nel 1925, per interessamento diretto del gerarca fascista Costanzo Ciano (livornese di nascita) la piccolissima provincia labronica, raccolta attorno ad una città che contava allora oltre 100.000 abitanti, fu ingrandita con il comune di Capraia Isola (tolto alla provincia di Genova) e con quelli di Bibbona, Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Cecina, Collesalvetti, Piombino, Rosignano Marittimo, Sassetta e Suvereto, distaccati dalla provincia di Pisa.

Nel 1938 fu distaccato un piccol lembo di territorio dal comune di Cecina, a cui era stata assegnata per un errore amministrativo, ed assegnata al comune di Castellina Marittima, facente parte della provincia di Pisa. Nel 1970 il comune di Piombino cedette una piccola porzione del suo territorio al comune di Follonica, facente parte della provincia di Grosseto.

 

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